Pesca dalla barca: la traina col vivo alla ricerca della grande preda

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I tunnidi sono uno dei target della pesca col vivo

Il mese di settembre per chi pesca dalla barca significa una sola cosa: inizia il periodo migliore dell’anno per praticare la propria passione. Possiamo infatti sostenere che da inizio settembre, almeno fino a novembre inoltrato, ci troviamo in quel momento dell’anno in cui le acque del mare sottocosta iniziano a raffreddarsi dopo il periodo caldo e i predatori, inclusi i pelagici, tornano ad essere molto. 

Siamo in quei mesi in cui la grande cattura è possibile, o in ogni caso dove sarà più facile e probabile effettuare delle battute di pesca molto divertenti. Per inseguire una grande cattura dobbiamo andare quasi esclusivamente in una direzione: la pesca con il vivo, e in particolare la traina con un’esca viva. 

La pesca a traina col vivo rappresenta la massima espressione della tecnica di ricerca dei grandi predatori costieri e di fondale nel Mediterraneo. Tuttavia, il successo di una battuta mirata a specie quali il dentice o la ricciola non si determina al momento dell’attacco sulla canna da traina, bensì durante la fase fondamentale di reperimento e selezione del pesce esca. In realtà la ricerca del pesce esca può essere già di per se un momento divertente di una sessione di pesca, prima di andare alla ricerca del grande predatore. Possiamo usare come tecnica per la ricerca del pesce esca il sabiki (una montatura con piccolissime esche artificiali, degli ami guarniti con materiale riflettente e filamenti di pelle di pesce sintetica).Nel video che trovate sotto, prima di proseguire con l’argomento traina col vivo, analizzeremo l’intera filiera operativa: dalla lettura dell’ecoscandaglio per la localizzazione delle mangianze, alla selezione dei sabiki secondo le indicazioni del pluricampione Marco Volpi, fino all’innesco rigoroso e alla gestione dell’assetto affondato sulle secche e sulle cigliate frequentate dai grandi predatori.

A pesca col sabiki

Il pesce esca

Il sabiki è un calamento speciale composto da un trave madre a cui sono collegati tramite braccioli brevi (solitamente compresi tra 3 e 10 cm) da 4 a 8 ami arricchiti con elementi attrattivi sintetici: pelli di pesce trattate, filamenti riflettenti, perline fluo. Sebbene nato come sistema di pesca a sé stante, nel Mediterraneo moderno costituisce lo strumento primario per il trainista. 

Come fare la traina col vivo

Una volta reperita la quantità necessaria di esche vive (sugarelli, alacce, sgombri, ), si passa alla battuta di traina vera e propria. L’obiettivo è presentare l’esca a stretto contatto con il fondale o alla quota batimetrica di stazionamento dei grandi pelagici, mantenendo un movimento naturale.

Il terminale per la traina col vivo deve coniugare la massima invisibilità con un’elevata resistenza all’abrasione. Si impiega Fluorocarbon 100% di diametro compreso tra 0.60 mm e 0.80 mm, con una lunghezza standard variabile tra i 6 e i 12 metri, unito alla lenza madre (trecciato da 30–50 lb) tramite nodo PR o FG Knot. La configurazione classica prevede un amo trainante (scorrevole o fisso su guaina termo-restringente) di misura 3/0–4/0 e un amo ferrante (fisso) di misura 4/0–6/0. L’amo trainante va inserito nelle cartilagini nasali del pesce (senza lesionare gli organi vitali o bloccare il movimento della bocca), mentre l’amo ferrante viene posizionato delicatamente sotto la pelle della schiena, in prossimità della pinna dorsale o della pinna anale.

Per mantenere l’esca alla quota corretta (solitamente tra 1 e 3 metri dal fondo), il sistema più diffuso ed efficace è il piombo guardiano. Consiste nell’applicazione di un piombo idrodinamico (peso da 250 a 750 grammi) montato su uno spezzone di monofilamento di servizio (diametro 0.30–0.35 mm, lungo circa 1.5–2 metri) collegato alla linea madre tramite una micro-girella con moschettone o una clip a sgancio rapido, posto a monte del terminale in fluorocarbon. La minore resistenza meccanica dello spezzone del piombo garantisce che, in caso di incastro sul fondo roccioso, si spezzi soltanto il piombo salvando il terminale e l’eventuale predatore in canna.

Gli spot per la traina col vivo

Uno spot con conformazione interessante per la traina col vivo.

Le strutture ideali per l’individuazione dei dentici e delle ricciole, due target tipici di questa pesca, sono le cigliate a forte salto batimetrico, i cadutali rocciosi che interrompono chiazze di posidonia o sabbia, le secche isolate al largo o le punte spazzate dalle correnti di marea.

Il dentice è un cacciatore visivo che predilige i momenti di cambio di luce (alba e tramonto) e le fasi di picco di marea, quando la corrente spinge il pesce foraggio contro le pareti delle secche. 

La presenza di un leggero flusso di corrente di fondo è fondamentale: l’assenza totale di movimento d’acqua rende il dentice, ma anche la ricciola, apatici o piuttosto diffidenti verso le nostre lenze.

 Durante la stagione calda (da giugno ad ottobre), la presenza del termoclino (il gradiente termico verticale dell’acqua) condiziona strettamente lo stazionamento del pesce: le ricciole tendono a cacciare subito al di sopra o immediatamente al di sotto della fascia di sbalzo termico, spesso localizzata tra i 20 e i 35 metri di profondità.

Rispetto al dentice, la ricciola è un pesce che compie spostamenti ampi lungo le direttrici di corrente; pertanto, la scansione accurata con l’ecoscandaglio a mezza acqua e lungo le cadute rappresenta il requisito fondamentale prima di calare le lenze con le esche vive.

Mauro Giuffrè

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