Tuccoli, il fisherman italiano che ti porta in crociera

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Un tributo alle aziende e alle persone che hanno fatto grande Barche a Motore in questi 35 anni permettendogli di nascere, crescere, diventare grande sino a questo storico anniversario. In questi articoli le grandi eccellenze della nautica si raccontano e svelano i loro progetti, dando un importante contributo alla conoscenza di questo mondo, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.

Dove tutto ebbe inizio: sulle banchine dei fossi Livorno, fra le strade cittadine, Ivano Tuccoli, maestro d’ascia, inizia a costruire barche di legno. Qualche anno dopo, a lui si unirà il figlio, Marco, che darà la vera svolta al cantiere.

Il fisherman italiano che ti porta in crociera

Dai gozzi alle barche da pesca americane. Con le sue qualità marine, Tuccoli è un punto di riferimento per ogni tipo di armatore, dal pescatore a chi naviga in famiglia.

Tutto è iniziato in un garage. No, non è la storia di una big-tech californiana, ma di un cantiere italianissimo, che affonda le sue radici nella Toscana del dopoguerra, quando ancora non esistevano le “start-up”. Ma Ivano Tuccoli, maestro d’ascia, non lo sapeva, e così inizia a costruire imbarcazioni in legno in una cantina che affacciava sui fossi di Livorno, città marinara che ha canali interni sotto il piano strada. Le primissime barche non potevano che essere gozzi, commissionati dal locale Istituto Nautico, per poi servire circoli di canottaggio e pescatori. La prima svolta arriva negli anni ‘70, quando Marco Tuccoli, figlio di Ivano, prende, giovanissimo, le redini del cantiere, e trasforma le “Costruzioni Nautiche Tuccoli” in “Cantiere Navale Tuccoli”, spostandone la sede all’attuale collocazione a Collesalvetti, poco fuori Livorno. Ma la grande intuizione è stata passare alla vetroresina, non ancora così diffusa, che gli ha permesso di allargare la gamma, portando in Italia un concetto nuovo. Nascono quindi barche con uno stile americano, con la prua alta rispetto alla falchetta di poppa, che rimane tutt’oggi il family feeling presente su tutte le imbarcazioni Tuccoli. In un costante equilibrio fra innovazione e tradizione, rappresentata per lo più dalla fedeltà alla linea d’asse, anche tanta voglia di sperimentare, come l’applicazione di una prima versione di piedi azimutali, precursori dei moderni IPS, con improponibili pesi di 600 kg l’uno: vera avanguardia.

Tuccoli T250 in versione VM del Suzuki Fishing Team, dedicato interamente alla pesca e sviluppato in collaborazione con Marco Volpi, campione italiano di pesca, che ha dato preziosi consigli circa quello che serve davvero su questi scafi.

La rinascita

Nonostante questa attenzione alle nuove tecnologie e l’allargamento della gamma fino ai 40 piedi del T410, il cantiere originale non si è altrettanto sviluppato dal punto di vista commerciale. Dopo aver fermato la propria produzione, nel 2017 è stato rilevato dall’attuale socio di maggioranza del cantiere, l’imprenditore bergamasco Paolo Sanguettola, che ha ripreso il personale, la struttura, gli stampi e, in un paio d’anni, ha riorganizzato il cantiere, trasformandolo in quello che adesso è Tuccoli Marine. Con un ufficio tecnico interno, guidato da un ingegnere, Tuccoli ha affiancato alla produzione una struttura amministrativa e commerciale stabile. Dal 2018 ha impostato una gamma che riparte dai grandi entrobordo, sulla scia della tradizione, come il T440 e T370, per arrivare ai modelli molto più recenti, dai 7 ai 10 metri, T210, T250 e T295, ciascuno nella doppia declinazione: la linea VM è dedicata alla pesca d’altura, mentre la SF è pensata per chi alterna pesca e crociera, con cabina abitabile, bagno separato, tappezzerie e sedute più generose. Questa filosofia è stata condensata nell’acronimo SAV – Sport Activity Vessel, il “SUV del mare”: barche pratiche, robuste, pensate per un uso attivo. Per completare l’offerta, l’acquisizione del marchio Lion Yacht permetterà di coprire, in futuro, il segmento glamour/luxury: dai 35 ai 60 piedi, così da presidiare anche la fascia alta del mercato mantenendo la riconoscibilità del brand originario. Infine, oltre al diporto, è nata una divisione professionale, che ha già consegnato una pilotina ai Piloti del Porto di Livorno, una motovedetta ai Vigili del Fuoco di Riva del Garda e sta realizzando sei unità per il Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri. È stata inoltre strutturata la divisione Bespoke: punto di riferimento per refit e costruzioni su misura degli armatori Tuccoli. Tra i progetti recenti spicca un catamarano con ben cinque terrazze apribili (due a poppa, due laterali e una a prua per lo sbarco) disegnato da Alessandro Vismara.

Il nuovo Tuccoli T295 SF, l’ultimo cruiser del cantiere che racchiude tutte le tecnologie del cantiere.

I sei ingredienti della “Ricetta Tuccoli”

La nuova generazione Tuccoli non è un semplice restyling: è una reingegnerizzazione completa. Dopo i primi T210 e T250, i modelli impostati dall’ufficio tecnico – a partire dal nuovo T295 – adottanosei tecnologie proprietarie che coinvolgono tutto il processo costruttivo della barca, dalla carena alla coperta, dai materiali agli impianti.

1.Tuccoli Progressive Hull: una carena a deadrise variabile studiata per il Mediterraneo, che rivisita le geometrie nate in America per l’oceano, in favore di una prua con angoli elevati per addolcire l’impatto sull’onda corta e ripida tipica dei nostri mari, che man mano si addolciscono verso poppa, per ridurre la resistenza e migliorare l’efficienza alle andature di crociera.

La pilotina realizzata per i Vigili del Fuoco della divisione “barche professionali, che sta dando grandi soddisfazioni al cantiere toscano.

2.Tuccoli Modular Deck: un layout di coperta modulare, che consente di scambiare elementi, anche importanti, come la configurazione dello specchio di poppa, sia in costruzione sia in after-market, particolarità davvero rara. Il principio è “a incastro”: si ordina il modulo e si sostituisce senza dover reingegnerizzare la barca, con evidenti vantaggi in termini di aggiornabilità e ciclo di vita, che inevitabilmente si riflettono sul valore dell’usato.

3.Tuccoli Carbon Technology: l’uso del carbonio non è certo una novità, ma in questo caso le fibre di derivazione aeronautica, unite a resine dedicate, sono laminabili a mano come la vetroresina. Questo consente di contenere notevolmente i costi, per essere scalabile anche su misure medio-piccole. L’obiettivo non è uno scafo “full carbon”, ma alleggerire le parti che hanno bisogno di movimentazione, come i portelloni, o quelle più in alto, come i T-Top, con riduzioni di peso tipiche fra il 20 e il 35%.

La procedura di costruzione con la tecnologia proprietaria Double Hul.

4.Tuccoli Smart Link: una piattaforma proprietaria che integra hardware Garmin con scenari preimpostati (navigazione, rada, porto) per una gestione energetica ottimizzata in base al profilo d’impiego. L’obbiettivo è semplificare l’uso, con un’interfaccia chiara, intuitiva, in stile automotive per un’operatività immediata anche per armatori meno avvezzi alla tecnologia.

5.Tuccoli Double Structure: dal tradizionale controstampo a una doppia struttura bilaminata, che risulta in manufatto finito a gelcoat dentro e fuori, con canaline integrate che occultano le utenze e diffondono le sollecitazioni su circa il 50% della superficie di scafo. Si ottengono migliori rigidità torsionali e un impatto sull’onda più progressivo, evitando di spessori e pesi crescenti.

Le sorelle più piccole, T210 e T250, sia alla pesca che alla crociera.

6.Tuccoli Audio Performance: la progettazione considera la risonanza della vetroresina per disporre gli speaker già in fase di disegno per sfruttare la diffusione del suono nei volumi di bordo. Tutto il progetto nasce nell’ufficio tecnico, mentre il design esterno viene affidato a studi partner. Il cantiere internalizza circa il 75% del ciclo (restano fuori acciai e tappezzerie) e dispone della controllata Naval Stampi, che realizza stampi di scafo, coperta e particolari con lavorazioni CNC per ottenere la massima precisione e ripetibilità. Questo assetto è la base industriale su cui poggia la “ricetta” Tuccoli di nuova generazione.

Il futuro

Ma adesso l’attenzione è sull’ampliamento degli spazi, con l’acquisizione di ulteriore terreno per aumentare la capacità produttiva. In scia a questo, prende forma il nuovo brand Lion: il primo modello sarà il più grande, sviluppato sullo stesso scafo oggi usato per le motovedette, dunque avviabile a fine ciclo di stampaggio di quelle unità. In parallelo procede l’ammodernamento complessivo della gamma: i modelli oggi identificati come “classico Tuccoli” confluiranno progressivamente nella famiglia SAV, declinata nelle due versioni previste, e saranno affiancati da un 33 piedi completamente nuovo. Tutte le barche del nuovo ciclo seguiranno i criteri progettuali dell’ufficio tecnico: anche quando derivate da serie precedenti potranno condividere la filosofia di layout, ma saranno riviste in carene, strutture e processi per migliorare risultato, tempi e metodi costruttivi. Dalle barche più grandi fino a quelle più piccole, Tuccoli si impegna quindi a continuare ad investire e dare continuità alla clientela storica, rimanendo fedele alle proprie origini.

tuccolitechnologyboats.com

 

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