Perché il turismo nautico è il tesoro “dimenticato” dell’Italia

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Joker Clubman 28
Joker Clubman 28 – Foto d’archivio

Saranno cattivi ricordi del passato, ma quando vedo una passerella di ministri e politici ai convegni, mi puzza di bruciato.

Questa sensazione l’abbiamo percepita in occasione del Blu Forum “Giornata nazionale del mare”, a metà aprile quando hanno sfilato in ordine di comparizione: Nello Musumeci (ministro per la protezione civile e per le politiche del mare), Ignazio La Russa (presidente del Senato), Daniela Santanchè (ministro del turismo), Gennaro Sangiuliano (ministro della  cultura) oltre ad una sfilza di sottosegretari, amministratori locali, rappresentanti del parlamento europeo.

Il programma che non c’è

Tra le dichiarazioni di questi insigni signori abbiamo pescato qua e là alcune frasi, come quella di Ignazio La Russa che ha rievocato i fasti delle Repubbliche Marinare, Santanchè che ha esaltato il lavoro di squadra del governo, Sangiuliano che ha elaborato la teoria del mare=cultura. Ci aspettavamo qualcosa di concreto, visto il “parterre de Roi” che si era scomodato per raggiungere Gaeta, sede del convegno.

Ci saremo persi qualcosa, ma non abbiamo rintracciato nessuna parola concreta in favore del turismo nautico che, di certo, fa parte dell’economia del mare e può essere nel prossimo decennio, se opportunamente supportata da un piano strategico, una fonte di ricavi incrementali per il famoso Made in Italy che è uno dei cavalli di battaglia del governo.

La situazione è stata ben sintetizzata da Innocenzo Cipolletta, economista di fama, a proposito dell’enfasi nazionalistica sul concetto Made in Italy: “Mi sembra onestamente più una manifestazione di orgoglio nazionalistico che altro. Si promuove l’Italia quando invece ai fini commerciali avrebbe più senso concentrarsi sui singoli settori”.

Ci sembra che ci si limiti ad autocelebrarci, un’operazione “museale” dell’ingegno italico mentre ci sarebbe bisogno di un’operazione “del fare”.

L’agenda per lo sviluppo del turismo nautico in nove punti:

Proviamo, tirando fuori il semplice buon senso di chi in barca ci va veramente, a dettare un’agenda per i nostri politici se con i fatti e non con le dichiarazioni possono contribuire a sviluppare il turismo nautico nel prossimo decennio in Italia

1) Adeguamento delle strutture dei porti turistici pubblici e delle concessioni a privati di banchine/pontili galleggianti.

2) Agevolazione dello sviluppo e adeguamento delle Marine esistenti, semplificando e omogeneizzando le procedure burocratiche.

3) Creazione di zone franche per il turismo nautico nelle 32 aree marine protette con a pagamento così da autofinanziare l’attività e le strutture da creare.

4) Uniformare lungo tutte e coste la normativa (come distanza dalla costa per ancorare… ). Oggi ogni zona ha le sue norme particolari.

5) Creazione di nuovi campi boe in baie protette, sempre con politica di autofinanziamento grazie al pagamento di sosta e servizi.

6) Promozione all’estero del turismo nautico sul mare in Italia nelle principali nazioni a vocazione turistica.

7) Finanziamenti agevolati a chi apre attività di turismo nautico.

8) Intervento diretto del Ministero del mare sulle pratiche giacenti per nuovi porti turistici e/o interventi su quelli esistenti.

9) Agevolazione dell’IVA per le strutture ricettive del diporto nautico, equiparandole a quella applicata al turismo/alberghiero.

Quanto vale un Piano nazionale per lo sviluppo del turismo nautico per l’Italia?

Dalle nostre stime con un piano nazionale di riforme e del Turismo Nautico si stima una crescita del 70% del fatturato in dieci anni, da 6 a 10,2 miliardi di euro, con una crescita annua del 5% raggiungendo un totale di 28,4 milioni di presenze/giorno in più rispetto al 2023. Forse vale la pena metterci il naso, cari politici. Per il futuro dell’Italia e per il bene dei diportisti. Che siamo noi, appassionati del mare.

Luca Oriani

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