Ubi Maior, qualità e innovazione per le tue sfide sul mare

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento a Barche a Motore cartaceo + digitale e a soli 39 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Vi presentiamo le più rinomate aziende e persone che lavorano da anni per migliorare la barca. Abbiamo chiesto ai principali protagonisti di raccontarci le loro peculiarità e i servizi che offrono. Siamo certi che troverete in loro dei partner ideali ai vostri progetti di refit e ammodernamento della vostra imbarcazione. Ce n’è per tutte le grandezze dai natanti ai grandi yacht! Oggi andiamo alla scoperta dei prodotti all’avanguardia di Ubi Maior Italia, azienda specializzata nella produzione di attrezzature di coperta di altissima qualità.


Le bitte Ubi Maior Italia uniscono design innovativo e tecnologia all’avanguardia. La ricerca della funzionalità estetica è da sempre un obiettivo dell’azienda italiana. Disponibili sia in alluminio che acciaio le bitte coprono un range per barche da 40 piedi fino a barche da 100 piedi. Ogni prodotto è personalizzabile con il nome o il logo dell’imbarcazione.

Le attrezzature di coperta per le barche del futuro

Ubi Maior Italia realizza prodotti di altissima qualità sia funzionale che costruttiva per ogni sfida sul mare.

“A volte ci vuole un po’ di sana follia per gettarsi in nuove imprese. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza tutte le persone che hanno creduto in noi”, racconta Gianni Dini, CEO e fondatore di Ubi Maior Italia. Era il 2010 quando Ubi Maior Italia fece il suo debutto al Salone Nautico di Genova e in meno di un decennio, quella che era una piccola realtà emergente, è arrivata ad affiancare Team New Zealand nella vittoria della Coppa America e ad imporsi tra i principali player mondiali nella produzione di attrezzature di coperta. Ma com’è possibile svegliarsi un giorno e decidere di fondare un’azienda che produce attrezzature nautiche nel cuore della campagna toscana? “Diventa possibile quando, un’azienda di meccanica di precisione del tessuto fiorentino, decide di sviluppare e commercializzare una linea di prodotti propri, unendo il know-how tecnico alla passione per la vela che ci accomunava – aggiunge Raffaele Di Russo, corporate brand manager di Ubi Maior Italia -. Ma fu una navigazione con 45 nodi insieme a me che diede a Gianni l’intuizione. Vedendo da vicino la tecnologia delle attrezzature e forte delle sue competenze meccaniche, pensò che si potesse realizzare in casa. Così ci presentammo al Salone di Genova con una valigetta e qualche pezzo, decisi a farci conoscere”.

Al lavoro per la qualità

Il vero punto di svolta per Ubi Maior Italia però arriva nel 2011, con il deposito del primo brevetto: il Rewind, un avvolgitore per vele di tipo Code Zero. Era il periodo in cui queste vele diventava- no popolari, e serviva una soluzione affinché non si riaprissero accidentalmente durante la rollata con vento forte. Ed è stato proprio il brevetto del Rewind che ha permesso all’azienda di entrare nel mondo della vela con un prodotto alternativo in grado di unire prestazioni e affidabilità. Ubi Maior Italia infatti nasce dalla volontà di proporre attrezzatura di coperta per imbarcazioni a vela di altissima qualità funzionale e costruttiva. Ubi Maior Italia sintetizza la conoscenza artigianale, le più moderne tecniche di produzione e l’esperienza di chi ha fatto della passione per la vela la propria vita. Ogni sforzo è rivolto a progettare e produrre componenti che permettano di gestire e sfruttare a pieno le performance l’imbarcazione avendo come obbiettivo l’affidabilità e la durata del prodotto. Da qui la scelta di ricavare i nostri prodotti attraverso lavorazione meccanica di materiali di altissima qualità strutturale. “Il Rewind resta il nostro best seller – spiega Di Russo -, il prodotto di punta che ci ha portato tra i leader del mercato. A consolidare la nostra posizione anche nel mondo dei race/cruiser è stato poi il Jiber, l’avvolgitore strutturale senza estruso, che ci ha permesso di differenziarci rispetto ad altri competitor. Nato come brevetto nel 2014, è stato migliorato nel tempo, anche grazie alla possibilità di customizzazione. Nel 2024 è arrivata la versione elettrica, per barche sempre più grandi”.

La scelta di Ubi Maior non è solo una scelta di prodotto, ma la volontà di portare il meglio dell’artigianalità, dell’innovazione e del know-how tecnologico italiano, portando a bordo dell’IMOCA 60 di Francesca Clapcich. “Sono orgogliosa di avere al mio fianco un brand che rappresenta il meglio della tecnologia e del know-how italiano in mare – dice Francesca Clapcich -. Le attrezzature di coperta Ubi Maior Italia sono sinonimo di affidabilità e performance, qualità essenziali in ogni regata oceanica. Sappiamo di poter contare su materiali di altissima qualità per affrontare qualsiasi condizione in totale sicurezza e con la massima efficienza”.

 

Verso il futuro con l’esperienza del passato

Questo grazie al fatto che Ubi Maior Italia è e resta un’azienda votata all’innovazione ma senza perdere uno sguardo attento anche al passato. Anche grazie a questo know how l’azienda è stata in grado di prendere parte a progetti di altissimo profilo, come proprio è stata l’avventura in Coppa America con Team New Zealand e, successivamente, come l’ingresso nella classe Imoca con Hugo Boss, due tappe decisive per l’affermazione internazionale dell’azienda. “Dobbiamo ringraziare Max Sirena che dopo essere passato da Luna Rossa a Team New Zealand ci coinvolse nel progetto portandoci a vincere la Coppa America come fornitori nel 2017. Dopo quell’esperienza, siamo stati contattati da Hugo Boss, che cercava fornitori al di fuori del panorama francese. Una sfida entusiasmante, ci ha aperto le porte degli Imoca. Ed è stata una grande soddisfazione vedere che i francesi stessi si fidano di noi e dei nostri prodotti iconici”.

Evoluzione e innovazione sul mare

Oggi allora, sulla scia di queste sfide vinte e grazie a un’impronta sempre votata a crescita e sviluppo, Ubi Maior Italia vive in un processo continuo di evoluzione. “La nostra crescita è costante, ma sempre con le nostre armi e senza investimenti esterni: step by step. Scegliamo i progetti che riteniamo davvero strategici per la nostra crescita, ma naturalmente anche il mercato ci guida, con richieste sempre più orientate verso imbarcazioni di grandi dimensioni. Attualmente stiamo lavorando anche con cantieri come Perini Navi o Royal Huisman, un impegno che ci spinge ancora più in alto, sia in termini di progettazione che di produzione. Uno dei nostri obiettivi è innovarci attraverso l’utilizzo di nuovi materiali: l’introduzione della stampa 3D nei nostri processi produttivi è solo un esempio della nostra filosofia. Ma non sempre i progetti più iconici sono i più complessi. “Potrà sembrare paradossale – conclude Raffaele Di Russo – ma le sfide più difficili sono spesso le barche semi-custom. In questi casi, ogni dettaglio può cambiare durante la costruzione, e serve un approccio flessibile. Sul Maxi Dolphin 78, ad esempio, abbiamo curato quasi l’intera attrezzatura di coperta, con circa il 40% di componenti standard e il restante 60% realizzato su misura. Progetti simili li abbiamo affrontati anche con Wally, Mylius, Y-Yacht o con il Nacira69 di Beaufort-Verdier. La velocità di trovare soluzioni e l’officina interna per Il custom sono la nostra forza”. Ogni bozzello, puleggia, avvolgitore o componente custom è realizzato da Ubi Maior nel suo stabilimento utilizzando macchinari e software di ultima generazione e fedeli al sistema di qualità ISO 9001. Successive prove in mare ci permettono di arrivare a definire la qualità del prodotto.

ubimaioritalia.com


Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra Newsletter

Entra nel Club del Giornale della Vela

Le barche a motore, le sue storie, dal piccolo open ai motoryacht. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevere ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”.

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

La prima barca autonoma che ormeggia completamente da sola TEST e VIDEO

E se la barca si ormeggiasse davvero da sola? Abbiamo provato il nuovo Simrad AutoCaptain e possiamo dire che è (quasi) realtà. Grazie a sei telecamere e all’intelligenza di bordo con un’elettronica assurda, le manovre sono praticamente automatiche. È possibile muoversi da un punto A ad uno B senza toccare la timoneria e senza neanche

Classic Boat Archive | 1997 – Lema Gold (7,48 m) TEST

Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database

Classic Boat Archive | 1995 – Ferretti 165 Fly (16,68 m) TEST

Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database

Torna in alto