Una barca pulita non è solo una questione di estetica

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Il nostro focus, in questo Speciale “Migliorare la Barca” sulla pulizia della barca. Tubolari, vetri, acciai, gelcoat, carena e legno. Tenere bene una barca richiede attenzioni speciali.


Lavare la coperta appena si rientra in banchina, oliare i legni con un pennellino… c’è chi li considera un rito religioso, chi una schiavitù cui sottrarsi volentieri. Eppure, la pulizia della barca è molto di più della sola estetica. È una componente fondamentale della stessa manutenzione, ed aiuta a tenere una barca efficiente dal punto di vista operativo ed economico, in quanto ne ritarda l’usura e l’invecchiamento.

L’antivegetativa per una carena sempre pulita

Nel mare magnum dei prodotti dedicati alla pulizia della barca, dai più universali ai più specifici, è bene fare ordine, per capire cosa – e perché – dobbiamo pulire. E la prima distinzione la segna la linea di galleggiamento. Incominciamo da quello che c’è sotto: la carena. È l’esempio da manuale del fatto che la pulizia non riguarda solo l’estetica: una carena pulita significa più velocità. Il modo migliore per averla liscia e idrodinamica è affidarsi a vernici antivegetative, che impediscano la formazione di incrostazioni e di vegetazione. Le famiglie principali sono essenzialmente due: autoleviganti e a matrice dura. Le prime, come dice il nome stesso, perdono un sottilissimo strato superficiale ogni volta che vengono investite dal flusso d’acqua in navigazione. È come se venissero costantemente “carteggiate”, per questo vengono chiamate anche ablative. In questo modo, i microorganismi non hanno mai uno strato stabile su cui attecchire. Ma questa caratteristica evidenzia anche il loro principale problema: se la barca sta ferma per molto tempo, non riescono a pulirsi con il flusso d’acqua. Per contro, su motoscafi che raggiungono altissime velocità, potrebbero consumarsi troppo velocemente. L’alternativa è la matrice dura, che utilizza le sue proprietà chimiche per creare un ambiente “sgradevole” per la flora marina. Uno svantaggio di questa soluzione è che, non consumandosi mai, continua ad accumulare spessore sotto lo scafo, se non si rimuove tramite lunghi – e generalmente costosi – processi manuali. Altrettanto discriminante è il materiale di cui è costruito lo scafo. La vetroresina, il materiale più diffuso, accetta quasi tutti i tipi di prodotti. Lo stesso non si può dire degli scafi in metallo, che hanno delle evidenti incompatibilità con le antivegetative a base di ossidi di rame, data la possibilità di corrosione galvanica. In ogni caso, è sempre bene usare gli specifici primer, necessari come ancoranti o per isolare vecchi strati di prodotti diversi.

La pulizia di eliche e timoni

Una menzione a parte la meritano quelle parti “speciali”, come i trasduttori, i piedi poppieri, le eliche e i timoni. Esistono vernici specifiche, spesso molto tecniche e costose, ma, data la poca superficie in discussione, non incidono molto sul budget complessivo, quindi è bene usare i prodotti adatti. Grande soddisfazione la stanno dando le antivegetative siliconiche impiegate soprattutto per le parti metalliche, come le eliche, parte fondamentale di una barca a motore. Potrebbe sembrare secondario vista la dimensione rispetto alla carena, ma l’elica gira in un flusso ad alta velocità e pressione rispetto al resto dello scafo, quindi basta poco per perdere subito efficienza.

Per una coperta sempre in ordine

Se una carena liscia serve per navigare bene, la coperta pulita è fondamentale per vivere bene. E qui, il miglior prodotto è la semplice acqua dolce. Risciacquare tutto potrebbe non dare quella “sensazione di nuovo” che si ha dopo aver passato il più specifico dei detergenti, ma eviterà la gran parte dei problemi legati alla pessima pulizia. Come noi ci facciamo la doccia dopo aver fatto attività, lavare la barca dopo un’uscita porta via quel salmastro che crea un ambiente così ostile per tutti gli elementi di bordo, in particolare gelcoat, legno e acciaio.

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Prevenire è meglio che curare

Come si suol dire: prevenire è meglio che curare. È vero sempre, ed in particolar modo per la cura del gelcoat, che deve essere protetto, per evitare costosi ripristini. Ci sono cere apposite e, ultimamente, prodotti nanotecnologici che creano film protettivi di lunga durata. Ma se è già ingiallito, opaco o, peggio ancora, gessoso al tatto, bisogna ripristinarlo eliminando la superficie compromessa più esterna. Ma di questo ne parleremo approfonditamente della sezione dedicata al refit.

Il legno e gli acciai

Sul trattamento dei legni di bordo si potrebbe scrivere un libro, ma limitiamoci alle basi. I legni trattati a flatting, che sia lucido od opaco, sono virtualmente intoccabili… almeno finché dura lo strato di vernice. Croce e delizia degli appassionati è il legno del ponte di coperta, generalmente teak. Rende una barca più “autentica”, ma richiede una notevole cura e dedizione per non diventare un tappeto sporco e grigio nel giro di qualche stagione. Anch’esso va sempre lavato, dopo ogni uscita, resistendo alla tentazione di usare getti ad alta pressione o spazzole aggressive che sembrano fare miracoli a breve termine, salvo poi aprire le fibre e creare danni irrimediabili a lungo andare. A inizio stagione, poi, è bene lavarlo con apposito detergente, che sgrassi e porti via tutto lo sporco. Si può seguire con una passata di schiarente per riportarlo al colore originale. Una volta asciugato, è fondamentale dare una o due mani di apposito olio, che vada a nutrire le fibre rendendole resistenti ad una nuova stagione di mare. L’acciaio dovrebbe essere inox, ma l’ambiente marino non fa sconti. E, spesso, compaiono ossidazioni superficiali, che portano a depositi e macchie anche sui componenti adiacenti. E questo può essere ancor più grave con altri metalli ancor più delicati. Fortunatamente, di polish dedicati si perde il conto e, sebbene spesso sia solo un problema estetico, mai sottovalutare l’effetto di acciai luccicanti su una barca vecchia: sembrerà subito più giovane.

Sentina e tubolari

La sentina è un luogo spesso trascurato, dato che “tanto si sporca lo stesso”. Ma tenere una sentina in ordine ha due grandi vantaggi. In caso di perdite, nel pulito si riesce a identificare prima la sorgente del problema, evitando di peggiorare la situazione. Inoltre, in caso di attivazione automatica della pompa di esaurimento, si rischia di riversare in mare sostanze oleose. Oltre alla pericolosità per l’ambiente dell’atto in sé, si rischiano multe salatissime. Per chi possiede gommoni o tender, la cura dei tubolari richiede attenzioni specifiche. Può sembrare strano, ma uno dei principali “killer” della gomma è la crema solare. Per la pulizia è bene usare prodotti decappanti appositi, ed evitare prodotti siliconici che rendono quasi impossibili futuri incollaggi di riparazione. Esistono anche delle pitture apposite per riverniciare i tubolari, ma la resa in termini qualitativi e di durata è oggetto di contesa. Infine, è bene ricordare sempre che, qualsiasi prodotto si utilizzi, si presti la massima attenzione a che non venga disperso direttamente in mare come residuo del lavaggio.

di Stefano Monfroni


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