Venezia, offshore si schianta mentre tenta un record: tra le vittime c’è Fabio Buzzi

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento a Barche a Motore cartaceo + digitale e a soli 39 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Buzzi venezia

Un terribile incidente è avvenuto questa sera a Venezia, durante un tentativo di record sulla rotta Venezia-Montecarlo. Tra le vittime, secondo quanto riporta l’Ansa, c’è il pilota motonautico, Fabio Buzzi, detentore di numerosi primati e tra i più affermati designer di barche ad alte prestazioni. Muore a 76 anni insieme ad un altro pilota e amico, Luca Nicolini, come lui originario di Lecco, e un esperto meccanico della Fpt, azienda che si occupa di motori per applicazione marine. A bordo della barca un altro pilota d’esperienza, Mario Invernizzi, che ferito è stato trasportato in ospedale.

La dinamica

Secondo le prime informazioni riferite dai vigili del fuoco, lo scafo offshore sarebbe finito contro la diga di San Nicoletto, in località Lunata. L’incidente, con il buio fitto, sarebbe avvenuto davanti sulla ‘lunata’, una diga artificiale fatta di grossi massi calati sul fondale costruita a protezione delle opere del Mose, a sud della diga di San Nicolò del Lido.

La potente imbarcazione, lunga una ventina di metri e con motori che consentono di raggiungere velocità massime di 70 nodi (circa 130 km/h), era partita da Montecarlo ieri mattina, verso le 11, e stava tentando di battere il record della traversata. Quando si è schiantata era ormai nei pressi del traguardo, al Lido.

 

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

3 commenti su “Venezia, offshore si schianta mentre tenta un record: tra le vittime c’è Fabio Buzzi”

  1. Riposa in pace campione e amico grazie ancora di averti conosciuto nel 2005 alla Pavia raid Venezia e con i tuoi piloti che ti erano vicino ciao Fabio 🏁🙌⭐️

  2. Riccardo Contratto

    Il mio primo pensiero va alle famiglie di questi tre marinai, scomparsi in uno dei tanti tragici modi per cui si muore in mare. Il mio secondo pensiero, però, riguarda l’assurdità della cosa: è vero, è stato uno dei tanti azzardi, sportivi, finiti male; rimango sempre dell’idea, tuttavia, che i motori, in mare, dovrebbero essere severamente disciplinati, limitati, circoscritti, sia per motivi ecologici, sia per motivi di sicurezza, propria e, soprattutto, altrui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sei già abbonato?

Iscriviti alla nostra Newsletter

Entra nel Club del Giornale della Vela

Le barche a motore, le sue storie, dal piccolo open ai motoryacht. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevere ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”.

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

CE Series 65

Offshore CE 65 (21 m), il giramondo moderno che ti porta ovunque

L’eterna classe di un trawler da crociera è ormai profondamente radicata nell’immaginario della cantieristica americana. È forse però la prima volta che, a dar vita ad una simile creatura, sia una strettissima collaborazione tra un cantiere californiano e un design